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Ogni cosa a suo tempo. Il buono non è finito, ma si trasferisce -in parte- su Nuoto nel pomeriggio, che rinasce dalla sue ceneri:

Per un meridiano manifesto natatorio da giovane

Dimostrazione ad absurdum di come l’intento fiorisca dall’esito.

  1. Nuoto nel pomeriggio è un’organizzazione gerarchica di significanti magnetici che lotta contro la forza di gravità.
  2. Nuoto nel pomeriggio promuove le sfumature, sfugge a una visione dicotomica della realtà, intesa come opposto del possibile, e si colora di bianco e di nero e del grigio mare che sta nel mezzo.
  3. Nuoto nel pomeriggio frequenta il Vicolo Cieco, la Menzogna e la Morte, ma guarda alle stelle.
  4. Nuoto nel pomeriggio difende le api, la solidarietà e Alvaro Recoba.
  5. Nuoto nel pomeriggio gioca così come si lotta, fuori tempo massimo.
  6. Su ciò di cui non si può parlare, Nuoto nel pomeriggio allude. Dire è problematico e ontologicamente risolutivo. Si allude a un mistero magenta.
  7. Nuoto nel pomeriggio vive di chiari di luna e odia i nazisti dell’Illinois.
  8. Nuoto nel pomeriggio è estetica che inciampa nell’etica e abbraccia i cavalli
  9. Nuoto nel pomeriggio è una repubblica neosensibilista fondata sul cazzeggio inutile e seriale.
  10. Nuoto nel pomeriggio è presunzione, di cui spera di essere all’altezza.

Offritegli occhi, cuore e orecchie. Siate opportuni. Di Nuoto nel pomeriggio non rimarrà nemmeno la polvere.

Sssshhhh

Come scrisse Umberto Eco, la superstizione porta sfortuna. Crepi.

Macché Vasco, De Gregori, Bennato, Zucchero, Vecchioni, Battiato, Capossela, Dalla, Celentano e Mina.

Macché Fossati, Lolli, Gang, Bubola, Vanoni, Ligabue, Finardi, Jovanotti, Bersani e chissà chi altro.

Macché. La migliore cover di Fabrizio De André è di Tiziano Ferro. Prima di passare alle vie di fatto previste dal titolo, ascoltatela.

Chi è rimasto indifferente, scagli la prima pietra.

Secchi di pioggia (Bob Dylan)

Secchi di pioggia, secchi di lacrime, secchi che mi traboccano dalle orecchie, secchi di riflessi lunari nella mia mano.
Ho tutto l’amore, cara, puoi restare.
Sono stato mite e duro come una roccia, ho visto un sacco di gente sparire come fumo, amici arriveranno, amici spariraranno.
Se mi vuoi, cara, io sarò qui.
Mi piacciono il tuo sorriso e le tue dita, mi piace il modo in cui muovi le labbra. Mi piace il modo freddo che hai di gardarmi.
Qualsiasi cosa di te mi porta dolore.
Piccolo vagone rosso, piccola bicilcletta rossa, non sono una scimmia ma so cosa mi piace. Mi piace il modo in cui mi ami, forte e lento.
Ti porterò con me, cara, quando me ne andrò.
La vita è triste, la vita è un macello, tutto ciò che puoi fare e fare quello che devi, fare quello che devi fare e farlo bene.
Io lo faccio per te, cara, te l’ho mai detto?

Secchi di pioggia, secchi di lacrime, secchi che mi traboccano dalle orecchie, secchi di riflessi lunari nella mia mano.

Ho tutto l’amore, cara, puoi restare.

Sono stato mite e duro come una roccia, ho visto un sacco di gente sparire come fumo. Amici arriveranno, amici spariraranno.

Se mi vuoi, cara, io sarò qui.

Mi piacciono il tuo sorriso e le tue dita, mi piace il modo in cui muovi le labbra. Mi piace il modo freddo che hai di gardarmi.

Qualsiasi cosa di te mi porta dolore.

Piccolo vagone rosso, piccola bicilcletta rossa, non sono una scimmia ma so cosa mi piace. Mi piace il modo in cui mi ami, forte e lento.

Ti porterò con me, cara, quando me ne andrò.

La vita è triste, la vita è un macello, tutto ciò che puoi fare e fare quello che devi, fare quello che devi e farlo bene.

Io lo faccio per te, cara, te l’ho mai detto?

C.B.:

In teologia si danno solo domande, non risposte. Lei non può parlare di Dio con Dio.

L’Emerito #3

Scrisse l’Emerito: “a me piacciono le spie come ad altri piacciono i fiori”.

A noi, come sempre, piace riportare le sue parole:

Caro Silvio, ti scrivo da amico e da politico, non da «amico politico», benché legato a te da un’ami cizia personale che data dal 1974 e che non è mai venuta meno. Non sono mai entrato nella tua vita privata pur, come tu ben sai, non con dividendo alcune manifestazioni di essa. Ri tengo che i giudizi sulla vita privata di una per sona che non attengano alla funzione pubblica esercitata – e in particolare la vita eufemisti camente chiamata «sentimentale» ma più esattamente «sessuale» – debbano essere di stinti dai giudizi politici.
Non mi sembra che il giudizio politico di al lora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti supera rono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspet ti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo. E che dire del primo ministro britannico Wilson, che fece no minare dalla Regina, che non batté un ciglio, alla carica di Pari a vita con il titolo di barones sa una sua collaboratrice, collaboratrice per così dire, in senso piuttosto lato? E qui mi fer mo… Ora tu ti trovi, a torto o a ragione, in un brutto impiccio: per motivi «sentimentali» e anche per motivi, diciamo così, mercantili. Vi è chi, movimenti politici e potentati economi ci, con o senza giornali di loro proprietà, sono terrorizzati che tu possa governare il Paese per altri quattro anni; e sperano che titolari di alte cariche istituzionali, al primo, al secondo o al terzo posto nelle precedenze, riescano a farti uno sgambetto.
Vorrei darti qualche consiglio, anche se so che tu ritieni che pochi consigli possano darti quelli che furono attori o, come me, solo com parse in quello che tu chiami il «teatrino» del la politica della Prima Repubblica. È vero che una coincidenza è solo una coin cidenza, che due coincidenze sono un indizio e che tre coincidenze possono essere una prova. Ma io non credo che tu sia vittima di un com plotto. E poi, complotto di chi? Dei nostri servi zi di sicurezza? Ma al loro apice, da Gianni Di Gennaro a Bruno Branciforte e Giorgio Picciril lo, ci sono dei fedeli e capaci servitori dello Sta to, sui quali non può gravare alcun sospetto e che sono impegnati, oltre che a svolgere le loro mansioni, ancora a capire, per colpa della leg ge e del Governo, quali esse siano e quali siano i confini tra le loro competenze e quelle del ser vizio di informazione e sicurezza militare dello Stato Maggiore della Difesa…
Complotto di un servizio estero? Di Cia o Dia americane? Certo, i mezzi e le competenze li hanno, eccome! E perché mai Barack Obama dovrebbe aver ordinato una tale campagna di «intossicazione»? Perché sei amico di Putin e della Federazione Russa? Ma immaginati. Al la fine Putin preferirà Obama a te e viceversa. Noi siamo un grande Paese, ma non una gran de potenza: smettiamolo di crederlo. Io penso che tu sia vittima dell’odio dei tuoi avversari ma anche delle tue imprudenze e ingenuità. L’odio dei tuoi avversari è eviden te: e non penso al mite e sprovveduto Dario Franceschini, né al freddo, politico e onesto e corretto Massimo D’Alema, anche se si è la­sciato scappare una battuta che più che te e lui sta mettendo nei pasticci il «lotta-» o «lob by- continuista» magistrato di Bari. Questo odio io l’ho patito sulla mia pelle. Perché a te il noto gruppo editoriale svizzero dà dello sciupa femmine, ma a me per quasi sette anni ha da to del golpista e del pazzo, nel senso tecnico del termine…
Lascia stare i complotti, e respingi anche l’odio che è un cattivo consigliere anche per chi ne è oggetto. Vendi Villa La Certosa, o meglio regalala allo Stato o alla Regione Sarda: è indi fendibile e «penetrabilissima». Lascia anche Palazzo Grazioli, che ha ormai una fama equi voca e trasferisciti per il lavoro e per abitarvi a Palazzo Chigi. Non chiedere scusa a nessu no, salvo che ai tuoi figli, quelli almeno che hai in comune con Veronica. Non mi consta che gli altri due grandi sciupafemmine come Kennedy e Clinton abbiano mai chiesto scusa al loro po polo… Fai la pace con Murdoch: tra ricchi ci si mette sempre d’accordo. Cerca un armistizio con l’Anm: porta alle lunghe la legge sulle inter cettazioni e quella sulle modifiche del Codice di Procedura Penale e dai ai magistrati un con sistente aumento di stipendio.
Vuoi, invece, fare la guerra? Allora vai in Parlamento: ma al Senato per carità! E non alla Camera, per non correre il rischio di ve derti togliere la parola o espulso dall’aula. Tie ni un duro discorso sfidando l’opposizione, fa presentare una mozione di approvazione delle tue dichiarazioni, poni la fiducia su di essa e, come ai gloriosi tempi della Dc con il Governo Fanfani, fatti votare contro dai tuoi, impeden do con i voti la formazione di un altro gover no, porta così il Paese a inevitabili nuove ele zioni… Perché la guerra è sempre meglio per te, per l’opposizione e per il Paese, di questo rotolarsi nella melma.
Con affetto ed amicizia
Francesco Cossiga
presidente emerito della Repubblica

Caro Silvio, ti scrivo da amico e da politico, non da «amico politico», benché legato a te da un’amicizia personale che data dal 1974 e che non è mai venuta meno. Non sono mai entrato nella tua vita privata pur, come tu ben sai, non condividendo alcune manifestazioni di essa. Ritengo che i giudizi sulla vita privata di una persona che non attengano alla funzione pubblica esercitata – e in particolare la vita eufemisticamente chiamata «sentimentale» ma più esattamente «sessuale» – debbano essere distinti dai giudizi politici.

Non mi sembra che il giudizio politico di allora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti superarono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspetti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo. E che dire del primo ministro britannico Wilson, che fece nominare dalla Regina, che non batté un ciglio, alla carica di Pari a vita con il titolo di baronessa una sua collaboratrice, collaboratrice per così dire, in senso piuttosto lato? E qui mi fermo… Ora tu ti trovi, a torto o a ragione, in un brutto impiccio: per motivi «sentimentali» e anche per motivi, diciamo così, mercantili. Vi è chi, movimenti politici e potentati economici, con o senza giornali di loro proprietà, sono terrorizzati che tu possa governare il Paese per altri quattro anni; e sperano che titolari di alte cariche istituzionali, al primo, al secondo o al terzo posto nelle precedenze, riescano a farti uno sgambetto.

Vorrei darti qualche consiglio, anche se so che tu ritieni che pochi consigli possano darti quelli che furono attori o, come me, solo com parse in quello che tu chiami il «teatrino» de la politica della Prima Repubblica. È vero che una coincidenza è solo una coincidenza, che due coincidenze sono un indizio e che tre coincidenze possono essere una prova. Ma io non credo che tu sia vittima di un complotto. E poi, complotto di chi? Dei nostri servizi di sicurezza? Ma al loro apice, da Gianni Di Gennaro a Bruno Branciforte e Giorgio Piccirillo, ci sono dei fedeli e capaci servitori dello Sta to, sui quali non può gravare alcun sospetto e che sono impegnati, oltre che a svolgere le loro mansioni, ancora a capire, per colpa della leg ge e del Governo, quali esse siano e quali siano i confini tra le loro competenze e quelle del servizio di informazione e sicurezza militare dello Stato Maggiore della Difesa…

Complotto di un servizio estero? Di Cia o Dia americane? Certo, i mezzi e le competenze li hanno, eccome! E perché mai Barack Obama dovrebbe aver ordinato una tale campagna di «intossicazione»? Perché sei amico di Putin e della Federazione Russa? Ma immaginati. Alla fine Putin preferirà Obama a te e viceversa. Noi siamo un grande Paese, ma non una grande potenza: smettiamolo di crederlo. Io penso che tu sia vittima dell’odio dei tuoi avversari ma anche delle tue imprudenze e ingenuità. L’odio dei tuoi avversari è evidente: e non penso al mite e sprovveduto Dario Franceschini, né al freddo, politico e onesto e corretto Massimo D’Alema, anche se si è la­sciato scappare una battuta che più che te e lui sta mettendo nei pasticci il «lotta-» o «lobby- continuista» magistrato di Bari. Questo odio io l’ho patito sulla mia pelle. Perché a te il noto gruppo editoriale svizzero dà dello sciupa femmine, ma a me per quasi sette anni ha dato del golpista e del pazzo, nel senso tecnico del termine…

Lascia stare i complotti, e respingi anche l’odio che è un cattivo consigliere anche per chi ne è oggetto. Vendi Villa La Certosa, o meglio regalala allo Stato o alla Regione Sarda: è indifendibile e «penetrabilissima». Lascia anche Palazzo Grazioli, che ha ormai una fama equivoca e trasferisciti per il lavoro e per abitarvi a Palazzo Chigi. Non chiedere scusa a nessuno, salvo che ai tuoi figli, quelli almeno che hai in comune con Veronica. Non mi consta che gli altri due grandi sciupafemmine come Kennedy e Clinton abbiano mai chiesto scusa al loro popolo… Fai la pace con Murdoch: tra ricchi ci si mette sempre d’accordo. Cerca un armistizio con l’Anm: porta alle lunghe la legge sulle intercettazioni e quella sulle modifiche del Codice di Procedura Penale e dai ai magistrati un consistente aumento di stipendio.

Vuoi, invece, fare la guerra? Allora vai in Parlamento: ma al Senato per carità! E non alla Camera, per non correre il rischio di vederti togliere la parola o espulso dall’aula. Tieni un duro discorso sfidando l’opposizione, fa presentare una mozione di approvazione delle tue dichiarazioni, poni la fiducia su di essa e, come ai gloriosi tempi della Dc con il Governo Fanfani, fatti votare contro dai tuoi, impedendo con i voti la formazione di un altro governo, porta così il Paese a inevitabili nuove ele zioni… Perché la guerra è sempre meglio per te, per l’opposizione e per il Paese, di questo rotolarsi nella melma.

Con affetto ed amicizia

Francesco Cossiga

presidente emerito della Repubblica

B*** sarai tu

Riprendendo ciò che disse Jed Bartlet a Barack Obama (sia lodata la penna di Aaron Sorkin), mi piacerebbe vivere in un paese in cui il Premier appartenga all’eccellenza, non alla mediocrità:

Elite è una buona parola, significa qualcosa sopra la media. Gli chiederei se hanno quache problema con l’eccellenza.

(Francesco Costa)

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